Psicologia

La crisi di panico


La crisi di panico
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L’ansia è un’ emozione complessa che segnala la percezione soggettiva di minaccia imminente per obiettivi importanti che vogliamo perseguire.
Come tutte le emozioni l’ansia è indispensabile per la sopravvivenza, in quanto aiuta a proteggerci dai pericoli, a mantenere lo stato di allerta e a migliorare le prestazioni fornendo quella spinta  essenziale per il raggiugimento degli obiettivi (per es. il superamento di un esame scolastico).
Quando, tuttavia, lo stato d'ansia è particolarmente intenso e prolungato nel tempo tanto da  causare una quasi totale compromissione della vita di relazione e dell’autonomia, si parla di ansia patologica.

Cosa sono gli attacchi di panico e come si manifestano?

L’attacco di panico è la forma più acuta ed intensa dell’ansia e si presenta inaspettatamente come un “fulmine a ciel sereno”.  Un episodio può essere definito di panico se quattro o più dei seguenti sintomi somatici e cognitivi si manifestano entro un periodo di circa 10 minuti: palpitazioni, tremori, sudorazione improvvisa, dolore al petto, sensazione di soffocamento, nausea, paura di impazzire o di perdere il controllo, sensazione di morte imminente, derealizzazione (sensazione d’irrealtà) o depersonalizzazione (sensazione di essere distaccati da se stessi). Molte persone nel corso della loro vita possono sperimentare un singolo episodio di panico che può presentarsi ad esempio in situazioni di stress o in particolari momenti di fragilità. La diagnosi di Disturbo di Panico, quindi, non dipende solo dalla presenza di attacchi di panico, chiunque può sperimentare gli attacchi senza che questi sfocino in  un vero e proprio Disturbo di Panico.

Disturbo di panico: criteri diagnostici secondo il DSM IV (A.P.A., 1994)
Per parlare di Disturbo di Panico devono essere soddisfatti i seguenti criteri diagnostici:

  • presenza di almeno due Attacchi di Panico inaspettati (che si manifestano "a ciel sereno")
  • uno degli attacchi è seguito da almeno un mese di preoccupazione ricorrente di avere un altro attacco, preoccupazione delle conseguenze dell’attacco (paura di avere un’attacco cardiaco, di perdere il controllo,  paura di “impazzire”), e deve esserci una significativa alterazione del comportamento (disagio in situazioni come viaggiare o frequentare luoghi affollati)
  • gli attacchi di panico non sono dovuti agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (per es. una droga o un farmaco) o di una condizione medica generale (per es. ipertiroidismo).


Circolo vizioso del panico e la “paura della paura”

Chi ha sperimentato gli attacchi di panico li descrive come un’esperienza terribile e vive con il terrore che l’attacco prima o poi possa ripetersi. Si sviluppa la “paura della paura”, il timore di un nuovo attacco è sempre presente e non abbandona mai la persona. Dopo aver sperimentato il primo attacco l’individuo focalizza l’attenzione sulle sensazioni corporee, che vengono interpretate come il segnale di un ulteriore attacco. Si innesca il  circolo vizioso del panico: il paziente presta maggiore attenzione al proprio corpo,  le sensazioni fisiche vengono erroneamente interpretate come segnali di un catastrofe imminente,  tutto questo determina un ulteriore incremento dell’ansia fino al panico vero e proprio. Un esempio di interpretazione erronea è l’aumento del battito cardiaco che viene interpretato come l’indicatore di un attacco cardiaco. Un altro esempio è la difficoltà di concentrazione che può essere interpretata come segnale di “pazzia” o di “perdita di controllo”.

Le condotte di evitamento

Chi ha provato un attacco di panico, teme che si possa ripresentare in qualsiasi momento e cerca di evitare luoghi e situazioni, ma inutilmente poichè il panico può tornare all'improvviso. La persona costruisce gradualmente una serie di condotte di evitamento ed inizia ad escludere dalla propria vita situazioni e luoghi, dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi (agorafobia), o nei quali potrebbe  non essere disponibile un aiuto immediato. Si determina in questo modo una significativa modificazione del comportamento, alcuni individui ad esempio interrompono il lavoro, altri possono arrivare ad evitare anche situazioni quali fare la fila al supermercato o alla posta. Altri ancora possono ricorrere alla compagnia di persone rassicuranti, senza le quali non potrebbero altrimenti affrontare i propri spostamenti o eseguire le proprie attività. Questo determina oltre al mantenimento della sintomatologia, un conseguente peggioramento della qualità della vita.

Psicoterapia cognitivo-comportamentale

Prima di intraprendere un percorso psicoterapeutico è necessario che il paziente si sottoponga ad una serie di indagini diagnostiche e di analisi cliniche al fine di escludere la presenza di altri disturbi.

Nel trattamento del disturbo di panico, la forma di psicoterapia che la ricerca scientifica ha dimostrato essere più efficace è la terapia cognitivo-comportamentale. Si tratta di una psicoterapia, solitamente a cadenza settimanale, in cui il paziente svolge un ruolo attivo di collaborazione nella soluzione del proprio problema. Il paziente, insieme al terapeuta, si concentra sull’apprendimento di modalità di pensiero e di comportamento più funzionali, al fine di spezzare i circoli viziosi del panico.

Con l’aiuto delle tecniche psicoterapeutiche il paziente acquisisce specifiche abilità per imparare a gestire efficacemente le situazioni di paura, sperimentando una notevole riduzione dell’ansia con risultati concreti soprattutto sul benessere personale.


Pubblicato il 03/05/2012
Domus Medica - Aut. Sanitaria n° 1 del 17/03/2010
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